mercoledì 15 gennaio 2014

il SOCIALE che spaventa

Dopo l’orto SOCIALE urbano, anche il centro SOCIALE occupato è stato sgomberato.
Una cosa è certa in questa “nostra” città la SOCIALIZZAZIONE quando è spontanea, autogestita e senza etichette, mette paura e alimenta difese escludenti, armate e non.
A giugno 2013, dopo oltre tre anni di vita, ortaggi, attività, visite, laboratori, pranzi all’aperto, mercatini, sorrisi, abbracci, vita insomma, Ortocircuito, il primo e mai riconosciuto orto sociale di Bari ha ricevuto il benservito dalla curia cittadina per nome e per mano del suo traghettatore Don Biagio, parroco della chiesa che tanto cristianamente ci aveva accolti e altrettanto cattolicamente ci ha dato un calcio in culo!
A gennaio 2014, dopo oltre 2 anni di storia, casa, teatro, cinema, musica, incontri, collettivi, cene, pranzi, aperitivi, mercati, bambini-a-giocare, anziani-a-passeggiare, giovani-a-parlare, vita insomma, Villa Roth è stata sgomberata. Qui ci sono voluti i militari, braccio armato di una legge che è sempre e solo del più forte. Qui oltre al danno enorme di persone, famiglie, irregolari per questo “pericolose”, ragazze e ragazzi per strada, la beffa di alcune timide partecipazioni solidali a mezzo tuitterfeisbucemail e che altrocazzo non so. La definizione che lo sceriffod’emilia ha appioppato di “barboni” non può che inorgoglire chi della irregolarità ha fatto la sua scelta. A volte non voluta, ma molto, molto praticata. Se solo il pistolerodenoiantri sapesse o immaginasse cosa vuol dire essere barboni nella nostra società e nella nostra città tacerebbe, ma per sempre. Noi no. Io barbone non lo sono, non ce la faccio, magari vorrei avere la libertà di non dovere nulla a nessuno e vagare, ma non lo so fare. E comunque, purtroppo l’epiteto, che quello voleva essere, aveva valore denigratorio e mistificantemente caritatevole. A michè e vacci tu per strada! Vai a veder che vuol dire.
Nulla di nuovo, purtroppo sotto il sole opaco della sempre straboccante platea dei benpensanti che, se armati anche del cosiddetto “consenso popolare” diventa assassina.
Sotto il nostro sole invece c’è qualcosa che si muove. Oltre, davanti e all’orizzonte degli sgomberi, degli sfratti, delle estromissioni, c’è la vita vera. La nostra e di tutti quelli che giorno dopo giorno la praticano, cercandosi altre stanze entro cui dormire senza pagare balzelli impossibili. La vita di chi riesce a seminare le proprie piantine nella terra che sotto sotto ci scorre sempre senza che ce ne accorgiamo.
Se poi questa VITA è SOCIALE e mette insieme le diversità, è LENTA e non segue il ritmo degli spot tv, è PACIFICA e non si nutre di competizione, è PERIFERICA e non anela a centrismi di maniera, se è tutto questo non ha diritto di cittadinanza nella nostra città
Senza volere fare dei paragoni, ma mettendo insieme alcuni frame del film anestetico-repressivo in cui anneghiamo, capisco che Ortocircuito e Villa Roth hanno vite parallele, spezzate ma risorte.
E da questa resurrezione, laica e rivoluzionaria che dobbiamo, vogliamo ripartire. Ritessere trama e ordito di un tessuto diverso, periferico, appassionato, e perché no, comunista.
Pepe Mujica, l’ottantenne contadino presidente dell’Uruguay, racconta che l’essere umano “nasce socialista”, nella preistoria non esisteva il concetto di “mio” e “tuo”, ma solo “nostro”: Il concetto di proprietà privata (l’etimologia già la racconta lunga) è frutto dell’organizzazione sociale successiva. Lui, ex tupamaro incarcerato per 13 anni nelle peggiori carceri di sicurezza del sudamerica, si dice convinto che nel nostro patrimonio genetico esiste la memoria ancestrale e radicata del nostro “essere socialista”, è lì che dobbiamo andare a pescare se vogliamo tornare ad essere persone e non clienti-consumatori.
Io penso che Pepe abbia ragione.


manlio

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